Le tribù dell'Orissa portano molti viaggiatori italiani oltre i templi della costa, fino agli altopiani di Koraput, nel sud dello stato. Qui non si visita un monumento: si entra nella vita di persone che non hanno chiesto di diventare un'attrazione. Questa è la lista di controllo che usiamo nel nostro ufficio di Jaipur per un viaggio del genere.

Una premessa onesta. L'Orissa, oggi Odisha, non ha ancora un programma fisso tra i nostri itinerari: la pagina del tour dell'Orissa è su misura, su richiesta. Ogni viaggio qui lo disegniamo da zero.

Le tribù dell'Orissa: chi vive negli altopiani

L'Odisha riconosce più di sessanta comunità come Scheduled Tribes, e tredici di queste sono classificate come PVTG, «gruppi tribali particolarmente vulnerabili». Tra loro ci sono i Bonda (Bondo), i Dongria Kondh, i Didayi e i Lanjia Saora. Nei dintorni di Koraput e Jeypore vivono anche i Paraja, i Gadaba e i Desia Kondh, comunità di agricoltori delle colline.

Sono popoli diversi per lingua, abiti e gioielli: chiedete alla guida chi state incontrando e usate il nome giusto.

Prima di partire: la lista di controllo

1. Mettete il mercato al centro, non il villaggio

Il modo più rispettoso per incontrare le comunità è il mercato settimanale, l'haat. È un luogo pubblico dove si vendono riso, verdure, perline e utensili, e dove voi siete un cliente in più. Tre mercati tornano spesso nei programmi:

  • Onukudelli, il giovedì, circa 60 km da Jeypore: il mercato dove scendono le donne Bonda, con collane di perline e anelli d'argento al collo.
  • Chatikona, il mercoledì, nel distretto di Rayagada: qui arrivano i Dongria Kondh dalle colline del Niyamgiri.
  • Kunduli, vicino a Semiliguda: uno degli haat più grandi della zona.

I giorni possono cambiare: li verifichiamo con la guida locale pochi giorni prima.

2. Niente foto ai membri dei PVTG

Nel 2012 il governo dell'Odisha ha vietato di fotografare e filmare le persone dei gruppi tribali particolarmente vulnerabili e ha regolato le visite degli stranieri nelle zone dei Bonda e dei Dongria Kondh. La decisione arrivò dopo che alcuni operatori avevano usato foto di donne tribali seminude per vendere i tour. Nel 2016 le regole sulle visite degli stranieri sono state allentate, ma il principio resta, e noi consigliamo di trattare il divieto di fotografia come ancora valido e di lasciare la macchina fotografica nello zaino al mercato di Onukudelli.

Per le altre comunità vale la regola semplice: si chiede, e un no è un no. Non si fotografano i bambini senza il permesso dei genitori e non si scatta da lontano con il teleobiettivo. Un abito tradizionale non è un consenso.

La curiosità, del resto, è spesso reciproca. Loris e i suoi compagni di viaggio, sei in tutto, nel febbraio 2011 a Delhi lo hanno scritto così nel loro racconto:

«i bambini ci chiedono in continuazione foto con loro,ma non per soldi,solo per curiosità.» — Loris & friends, febbraio 2011 (racconto completo: India del Nord, Rajasthan, Agra e Varanasi)

Era Delhi, non un villaggio degli altopiani, ma la regola vale ovunque: quando è l'altro a chiedere la foto, scattatela volentieri; quando siete voi a volerla, chiedete prima.

3. Comprate, ma non pagate per una posa

Al mercato spendete: un braccialetto, una stoffa, delle spezie. Sconsigliamo invece di pagare per una foto o per una «danza» organizzata per i turisti, e di distribuire caramelle e penne ai bambini.

4. Entrate nei villaggi solo con chi li conosce

Non tutti i villaggi sono aperti ai visitatori, e non spetta a noi deciderlo. Nei villaggi si entra solo con una guida locale che ha un rapporto con la comunità, e solo dove la visita è concordata prima. Gruppi piccoli, un'ora o due, spalle e ginocchia coperte.

Antonietta Felicetti, in viaggio con sei amici nel febbraio 2012, ricorda le soste chieste al loro autista Dhara:

«Lungo la strada talvolta abbiamo chiesto di fermarci in piccoli villaggi ed è stata un'esperienza molto interessante.» — Antonietta Felicetti, febbraio 2012 (racconto completo: Viaggio sorprendente tra piccoli villaggi e meraviglie indiane)

La sosta chiesta con calma, non pretesa: è lo stesso spirito che serve in Odisha.

Tour Orissa: come arrivare a Koraput

Dall'Italia si vola su Delhi: da Milano Malpensa c'è il volo diretto di Air India, da Roma e dagli altri aeroporti di solito si fa uno scalo. Il fuso orario è di +3h30 con l'ora legale italiana e di +4h30 in inverno. Per l'e-Visa serve un passaporto con almeno sei mesi di validità e due pagine libere, e la domanda va fatta almeno quattro giorni prima dell'arrivo: trovate tutti i passaggi nella nostra guida all'e-Visa per l'India.

Da Delhi o Mumbai un volo interno porta a Bhubaneshwar. Da lì gli altopiani sono lontani, e sono tre le strade possibili:

  • In auto: circa 510 km. Contate una giornata intera, 9–10 ore con le soste.
  • In treno: l'Hirakhand Express parte la sera e arriva a Koraput la mattina dopo, in circa 12 ore e mezza.
  • In aereo: ci sono voli da Bhubaneshwar a Jeypore, circa un'ora e mezza; Jeypore dista una ventina di chilometri da Koraput.

Negli altopiani vi muovete con un'auto con autista: i mercati iniziano presto e si raggiungono su strade di collina. Come funziona il servizio lo spieghiamo nell'articolo sull'auto con autista in India.

Quando fare un viaggio in Orissa

I mesi migliori vanno da novembre a febbraio: strade asciutte, colline verdi dopo il monsone, temperature fresche la mattina. A novembre, dopo il raccolto, Koraput ospita di solito il Parab, il festival dedicato alle culture tribali del distretto. Da giugno a settembre il monsone rallenta le strade di collina. Per il quadro di tutto il paese c'è la nostra guida su quando andare in India.

Turismo tribale in India: il nostro consiglio e il rovescio della medaglia

Noi consigliamo di non fare dell'incontro con le tribù l'unico motivo del viaggio. Combinate tre o quattro giorni negli altopiani, con base a Koraput o Jeypore, con la costa: i templi di Bhubaneshwar, il Tempio del Sole di Konark, Puri e la laguna di Chilika. A Koraput vale la pena anche il museo tribale, che dà il contesto prima dei mercati. Trovate tutte le tappe nella pagina dedicata all'Odisha e alla zona di Koraput.

Il rovescio della medaglia c'è, e ve lo diciamo. Le distanze sono lunghe: si guidano molte ore per un mercato che dura una mattina. E un mercato non è uno spettacolo: chi si aspetta costumi e danze trova persone che contrattano il prezzo del riso. Se cercate le immagini viste online, meglio un'altra regione.

C'è anche una questione di sicurezza da conoscere. Nel marzo 2012 due turisti italiani furono rapiti da ribelli maoisti durante un trekking al confine tra i distretti di Kandhamal e Ganjam, e alcune zone del sud-ovest dello stato restano citate negli avvisi di viaggio internazionali. Prima di partire controllate la scheda dell'India su Viaggiare Sicuri e leggete la nostra pagina su quanto è sicura l'India.

Come costruiamo un programma che non è a catalogo lo spieghiamo nell'articolo sul tour India su misura.

Domande frequenti

Si possono fotografare le tribù dell'Orissa?

Le persone dei gruppi tribali particolarmente vulnerabili, come i Bonda e i Dongria Kondh, no: nel 2012 lo stato ha vietato di fotografarle e filmarle. Per le altre comunità chiedete sempre il permesso e accettate un rifiuto.

Quanti giorni servono per un tour dell'Orissa con i mercati tribali?

Almeno tre o quattro giorni negli altopiani di Koraput, più due o tre sulla costa tra Bhubaneshwar, Konark e Puri. Con meno tempo si passa quasi tutto in auto.

Ci sono itinerari già pronti?

No, il tour dell'Orissa lo costruiamo su misura. Partiamo dai giorni dei mercati e disegniamo il resto attorno.

Scriveteci i vostri giorni e le vostre domande: chiedete il vostro preventivo per l'Odisha e vi rispondiamo da Jaipur con una prima proposta.