
Martedì 25 settembre
Partenza alle 8 del mattino per Orchha. Arriviamo alle 12,30 dopo un viaggio di ben 4 ore per appena 90 km.
!!! Lunghi tratti di strada erano pessimi e andavano percorsi a passo d'uomo. E' incredibile come tanti lavori stradali siano pressoché abbandonati e si debba passare su strade sterrate piene di buche e di polvere! Per non dire della moltitudine di camion di tutte le dimensioni carichi di merce, o in attesa di essere riparati, fermi un po' dappertutto, creando disagi notevoli alla circolazione già caotica di per sé stessa. C'è da aggiungere che i lavori di riparazione si svolgono all'aperto, nelle immediate adiacenze delle piccole officine meccaniche, a fianco delle quali spesso si trovano negozietti o banchi di frutta o cucine all'aperto che emanano odori di olio fritto più che fragranze culinarie.
La grandezza di Orchha è scolpita nella pietra ed è rimasta intatta nel tempo: i palazzi ed i templi costruiti dal re Bundela fra il 16° ed il 17° secolo rappresentano bene la sua gloria e ricchezza. Visitiamo il Jeanghir Mahal, un maestoso palazzo che dicono rappresenti l'apice della architettura islamica medievale, con ripide scalinate e palazzi scoscesi. Poco vicino raggiungiamo poi il Raj Mahal, dove in alcune sale sono conservati dei dipinti di Rama, Krishna e la famiglia reale di Orchha raffigurati sulle pareti mentre combattono, praticano la lotta, cacciano e danzano; di nascosto, perché non è consentito, riesco a scattare qualche foto. Lungo la strada che porta al villaggio di Ganj abbiamo la possibilità di visitare il Lakshmi Narayan Temple, dove scopriamo all'interno degli splendidi dipinti sia sulle pareti che sui soffitti delle due torri sormontate da cupole.
Raggiungiamo poi l'hotel Amar Mahal (molto bello negli esterni, meno curato nell'arredo delle stanze), dove ci concediamo un breve riposo prima di una distensiva passeggiata lungo il fiume Betwa il cui letto è pieno di massi levigati. L'atmosfera è molto tranquilla ed il tempo sembra scorrere lento; alcuni bambini sguazzano nei gath del fiume, mentre da una stradina in alto scendono alcune donne portando in testa lunghe cataste di legna. Percorrendo la strada che porta all'interno del villaggio, incontriamo un camion pieno di bambini e donne con 18sgargianti sari colorati, seguito da un gruppo di ragazzi che danzano e si dimenano freneticamente: si stanno preparando per la festa di Rama che si svolgerà lungo le sponde del fiume.
Al centro del villaggio, dove spicca la cupola rosa e oro del Ram Raja Temple, c'è un animato bazar dove veniamo avvicinati da due bambine che ci offrono due braccialetti chiedendoci di visitare il loro negozio: un tavolinetto dove sono allineate collanine, braccialetti ed altri piccoli oggetti di artigianato fatti con le loro mani. Sono sorridenti e per nulla fastidiose, per cui decidiamo di assecondarle, senza però acquistare nulla; alla fine, cediamo invece alla richiesta di comperare per 90 rupie (poco più di 1 euro) tre bottigliette di coca-cola per loro e per la loro "socia in affari", una simpatica ragazza di 15 anni che presiede al negozietto. Rientriamo a piedi in albergo, dove decidiamo di cenare perché il Betwa Tarang, ristorantino consigliato dalla Lonely Planet, ci era sembrato piuttosto squallido.
La sera ci ritroviamo con Mohan (che nel frattempo avevamo lasciato con alcuni suoi amici del luogo) ed insieme entriamo nel tempio dedicato a Rama, dove partecipiamo alla cerimonia religiosa: una esperienza del tutto particolare, anche perché tutto intorno al tempio stazionano, in mezzo ai cani ed alle vacche,i miseri corpi di alcuni mendicanti avvolti in consunte coperte.
Mercoledì 26 settembre
Abbiamo lasciato Orchha di buon mattino e dopo le solite 4/5 ore di viaggio arriviamo finalmente a Khajuraho, penultima tappa del nostro tour prima di recarci ad Haridwar per il Festival Yoga e spiritualità. Stiamo per visitare con una certa trepidazione, dopo averne tanto sentito parlare, uno dei siti archeologici più celebrati di tutta l'India, famoso per il suo vasto complesso di templi sikhara Indù e Jainisti ricchi di scultore erotiche che decorano le pareti esterne.
Le origini dei templi risalgono al 950 d.C quando durante la dinastia Chandella nell'arco di un secolo vennero fatti erigere ben 85 templi. Con il declino della dinastia attorno al XIII secolo, vennero abbandonati a se stessi, facendo si che fosse la natura a prendersi cura di loro proteggendoli attraverso una fitta vegetazione che ha fatto in modo di preservare il loro splendore e la loro bellezza. Qualcosa di analogo a quanto accaduto ai Templi di Angkor in Cambogia, dove la natura non solo si è presa solo cura di questi monumenti, ma li ha fatti letteralmente suoi divenendo a sua volta elemento decorativo. Dimenticati per secoli furono riscoperti e riportati alla luce nel 1838 da T. S. Burt, un ingegnere dell'esercito inglese.
Liberati dalla vegetazione sono ritornati a splendere, divenendo un sito che oggi fa parte del Patrimonio dell'umanità con i suoi 22 templi rimasti in piedi degli 85 eretti in origine. La nostra visita inizia dal gruppo dei Templi Occidentali. Sono i più famosi, perché più grandi e meglio conservati e per accedere si pagano 250 rupie (4 euro circa). Non ci sono molte persone; pensavamo di trovarci in mezzo ad una calca di gente ed invece siamo in pochi, meglio così, anche perché fa veramente caldo. Le pareti esterne dei templi sono attraversate da fasce scolpite, dove viene sfruttata la ricchezza di sporgenze e recessi, le superfici sono interamente ricoperte da rilievi e statue quasi a tutto tondo in una straordinaria profusione di bellezza, talvolta contenute in nicchie di parete mentre, all'interno del tempio sono riprodotte altre tipi di raffigurazioni, ma non esplicitamente sessuali osensuali come appare evidente all'esterno.
Sono raffigurazioni che appartengono alla scuola tantrica, le divinità sonoaffiancate dalle celebri "bellezze celesti" donne fascinose colte in pose sinuose, spesso disposte in espliciteposizioni erotiche. Al loro fianco compaiono figure maschili, ma anche animali fantastici con un motivo che viene ripetuto in sequenza in senso orizzontale. Appare evidente l'accento sull'adorazione femminile in specie delle divinità: sono riprodotte danzatrici, splendide ninfee, graziose fanciulle, mentre l'uomo appare come musicista, guerriero, guardiano spesso come un elemento secondario. Se a volte sono sensuali donne dalle forme tondeggianti e dal seno rigoglioso, altre volte il richiamo all'atto sessuale è esplicito, con riferimento al KamaSutra, antico testo indiano sulla sessuologia e sull'arte del fare l'amore.
Numerose in tal senso sono le raffigurazione di mithuna, coppie nell'atto dell'accoppiamento: la loro unione rappresenta concetti unitari quali il cielo e la terra, il linga (il fallo) e lo yoni (la vagina). Sul punto più alto dei templi è collocato il "santuario", cui si accede salendo alcuni scalini che portano ad una specie di cappella quadrata e buia, dove è custodita l'immagine o simbolo della divinità cui il tempio è dedicato; l'interno del santuario solitamente non porta decorazioni, al contrario della porta di accesso ornata di numerose cornici dove sono raffigurate riproduzioni di buon auspicio. La porta è un elemento carico di valenze simboliche, in quanto conduce in un luogo di sacralità e deve essere in grado sia di proteggere ed elevare spiritualmente chi lo attraversa, sia di isolare e custodire ciò che è racchiuso all'interno.
Al di sopra del santuario si eleva una struttura a torre generalmente sormontata da un elemento a forma di vaso kalasha, il recipiente che conteneva il nettare dell'immortalità. L'impatto con le molteplici sculture che sembrano quasi arrampicate sulle pareti dei templi è, almeno per me, emotivamente coinvolgente. La sinuosità delle figure femminili è straordinaria: alcune sono state scolpite nell'atto di compiere una mezza torsione e leggermente inclinate di lato, tanto che sembra quasi di vederle danzare. Molte esprimono una forte carica di sensualità naturale ed istintiva, al punto da essere addirittura provocanti. Il Kandariya-Mahadev, il tempio più grande del sito archeologico, è forse quello con il maggior numero di rappresentazioni della bellezza femminile e di scene erotiche, alcune in posizioni decisamente acrobatiche che richiamano alla mente quelle del kama-sutra e lasciano poco spazio all' immaginazione.
Gli abbracci appassionati sono raffigurati senza pudore e senza compiacimenti, con numerose coppie umane e divine alle prese con pose amorose straordinarie. Alcuni sostengono che queste rappresentazioni intendano illustrare l'adempimento del primo scopo della vita, il piacere kama (sutra sta per tecnica); secondo altri il valore di queste scene è augurale, perché il successo in amore è prefigurazione e al tempo stesso conseguenza di successo nella vita. Un'ultima interpretazione sostiene che queste immagini alludono alla potenza spirituale racchiusa nell'eros, come forza di unità. Quali chesiano le interpretazioni più corrette, sembra veramente di essere trasportati in un altro mondo, in una dimensione quasi magica, fuori dal tempo e dallo spazio. Dopo la visita dei templi situati nella zona recintata del gruppo occidentale, Mohan ci conduce ai templi jainisti situati nel vecchio villaggio di Khajiuraho.
E' un complesso di tre templi che, sebbene non possano competere per dimensioni e rappresentazioni erotiche con i templi del gruppo occidentale, sono tuttavia degni di nota per la straordinaria bellezza delle sculture, nonché per la particolare originalità di alcune di esse. Tra quelle che più ci colpiscono, anche per l'eccezionale stato di conservazione, sono una figura femminile nell'atto di togliersi una spina dal piede ed un'altra intenta a truccarsi gli occhi: sono talmente espressive che sembra quasi, da un momento all'altro, vederle staccarsi dalla parete di pietra ed avvicinarsi con sinuosa eleganza...
Ancora inebriati da questa straordinaria esperienza, ci facciamo accompagnare nel nostro albergo, l'Hotel Clarks Khajiuraho, situato in un verdissimo parco alla periferia del paese, nei pressi dell'aeroporto. Diciamo a Mohan che, trattandosi della nostra ultima sera con lui, ci piacerebbe cenare insieme e lo invitiamo al Raja's Cafè, un piccolo ristorante nei pressi dei templi occidentali, dove ceniamo sulla terrazza, cui si accede attraverso una scala a chiocciola in ferro battuto. Poi, dopo una breve passeggiata nel bazar, dove veniamo rincorsi da tutti i venditori della zona, ci facciamo riaccompagnare in albergo. Qui diciamo a Mohan che dovendo partire la mattina dopo per Varanasi possiamo anche prendere un taxi che ci porti in aeroporto e liberarlo dal suo impegno con noi, in modo che possa partire di buon'ora per rientrare a Jaipur. Mohan ci ringrazia per la proposta, cui acconsente molto volentieri, e ci salutiamo con una stretta di mano ringraziandolo per i suoi ottimi servizi, unitamente ad una sostanziosa mancia di 50 euro.
Il racconto continua...