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Il viaggio continua

INDIA - Le città sante del Nord

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Report 39

Giovedì 27 settembre
Dopo una "mezza" colazione (l'hotel, in questi giorni, è a mezzo servizio per la scarsa presenza di turisti), ci concediamo un paio d'ore di riposo ai bordi della piscina, anche per prepararci mentalmente, fisicamente e spiritualmente all'impatto con Varanasi.

Alle 12 ci trasferiamo in aeroporto, dove veniamo sottoposti dalla polizia a minuziose perquisizioni e controlli (??!!) prima di entrare nel gate. L'aereo è in orario e dopo 45 minuti di volo atterriamo a Varanasi (o Benares come anticamente veniva chiamata la "Città della vita") , la città sacra dell'India per eccellenza, dove i rituali della vita e della morte si svolgono sotto gli occhi di tutti. Il trasferimentoin hotel è un primo shock, perché entrati nella bolgia del centro cittadino l'addetto indiano al transfert ci fa scendere dal taxi con tutti i bagagli in mezzo ad una folla indescrivibile di venditori ambulanti, risciò, capre e vacche, botteghe di stoffe, banchetti di frutta e fiori, etc. per dirci che dobbiamo percorrere circa 1 chilometro a piedi con le valigie per arrivare al ghat (le lunghe scalinate che arrivano al livello dell'acqua) dove ci attende la barca!!!! Riusciamo almeno a contrattare per prendere due ciclo risciò (uno per Dinda e me, l'altro per l'accompagnatore con il bagaglio) e ci addentriamo nella stradina principale, fiancheggiata di botteghe dove si vende di tutto: dalle stoffe agli ingranaggi di motori, a letti e tavoli in legno, al cibo cotto su fornelli artigianali. Finalmente arriviamo al ghat Man Mandir, affollato di barche e pellegrini che fanno le abluzioni, dove il nostro barcaiolo, che poi si rivelerà essere una mezza guida, ci porta finalmente al Jukaso Hotel.

Report 40Scendendo dalla barca sul molo dell'hotel, vediamo di fronte a noi un cane che passeggia tranquillamente con in bocca una mano intera (si vedono addirittura i legamenti del polso) strappata a chissà quale cadavere (siamo vicini al ghat delle cremazioni): come primo impatto, non c'è proprio che dire..L'albergo, che un tempo era il palazzo di un maharaja, è molto bello dal punto di vista architettonico, ma siamo delusi rispetto a quanto ci attendevamo, perché pensavamo, da quello che avevamo letto su internet, di essere proprio sopra uno dei ghat più importanti, mentre in realtà siamo piuttosto isolati. Il tempo di prendere possesso della stanza e posare i bagagli (sono quasi le 3 del pomeriggio), che già il nostro barcaiologuida ci porta a "passeggio" per gli stretti vicolidella città vecchia alle spalle dei ghat.

L'impatto con questa realtà è molto forte, perché si tratta di vicoli che costituiscono un reticolato quasi inestricabile, in un contesto che potrebbe ricordare molto da vicino l'inferno dantesco: templi e case in rovina costituiscono il ricovero di intere famiglieche vivono (ma sarebbe meglio dire sopravvivono) in mezzo all'immondizia, allo sterco di vacca, a letti luridi e stoviglie di una sporcizia indescrivibile. Il momento forse più impressionante è stato quando siamo passati dietro al ghat delle cremazioni: cataste di legna vengono pesate su delle enormi bilance di ferro da uomini che sembrano dei carbonari, prima di essere poste sulle pire funerarie (le famiglie facoltose usano il legno del sandalo, che costa di più). Nel frattempo, dai vicoli interni sifanno spazio cortei funebri formati dai dom, gli intoccabili, che trasportano i corpi dei defunti su una barella di bambù ricoperta da un sudario e drappi ornamentali; alcuni trasportano anche una vacca che è considerata sacra ed accompagnerà il corpo del defunto.

Report 41Prima di essere cremato, il corpo viene immerso nell'acqua per la purificazione e cosparso di essenze profumate; sarà poi il figlio maggiore del defunto ad accendere il fuoco. Il cadavere viene lasciato bruciare per circa tre ore prima che le sue ceneri, insieme ai residui carbonizzati della legna, vengano gettate nelle acque del Gange, il luogo d'incontro fra la sfera fisica e quella spirituale, il simbolo della salvezza e della speranza per gli hindu. Varanasi è considerato un luogo particolare per morire, perché spirando qui si ottiene la moksha, ossia la liberazione dal ciclo delle reincarnazioni;questo spiega anche perché molti anziani raggiungano questa città per attendere la morte e perché le strade siano invase da moribondi e malati. Il Manikarnika Ghat, dove stiamo passando, è considerato dagli indù il luogo più propizio dove essere cremati; decidiamo però di non assistere al rito della cremazione, non solo perché sarebbe una esperienza un po' macabra, ma anche perché ci sembrerebbe di violare la riservatezza della cerimonia.

Mentre iniziano a calare le prime ombre della sera, raggiungiamo il Dasaswamedh Ghat, dove una marea vociante e colorata di corpi assiepati sulle scalinate si prepara ad assistere alla cerimonia del ganga aarti, che prevede una puja(cerimonia religiosa) con preghiere, incenso, fuochi ed i lumini delle candele accese sulle acque del fiume. Noi assistiamo alla cerimonia da uno delle decine di barconi assiepati sulle sponde del ghat e stracolmi di turisti, ma soprattutto di pellegrini hindu (in particolare provenienti da Chennai) che accorrono qui da ogni parte dell'India per onorare la divinità Shiva. La cerimonia inizia alle 7 della sera e viene celebrata da 7 bramini che seguono un preciso rituale basato sulla esecuzione di mudra del corpo, accensione di fuochi e incensi, recitazione di mantra: sembra quasi uno spettacolo ancestrale. Nel frattempo, decine di lampade votive in piccoli cestini di foglie di banano colme di fiori vengono deposte sulle acque del Gange e trasportate dalla corrente. L'atmosfera tutta intorno è particolarmente suggestiva, anche se connotata forse da elementi folkloristici più che spirituali.

Al termine della cerimonia rientriamo in hotel, dove decidiamo di cenare. Scelta che si rivela del tutto negativa, sia per il mediocre livello del cibo che per la angusta e "ghiacciata" saletta del ristorante con l'aria condizionata sparata a 16 gradi mentre fuori ce ne sono almeno 34. A quel punto, meglio andare a dormire presto e prepararci all'escursione sul Gange all'alba.

Report 42Venerdì 28 settembre
Sono le 5,30 del mattino e saliamo sulla barca per l'escursione sul Gange. La barca scivola lentamente sulle acque del fiume mentre la corrente porta con se petali di fiori, offerte, residui di carbone delle pire funerarie. Lungo le sponde dei ghat, migliaia di devoti e pellegrini si bagnano nell'acqua purificatrice del Gange: c'è chi prega, chi si lava, chi è immerso nella meditazione.

Alcuni prendono l'acqua con le mani giunte, se la versano sul capo, si toccano gli occhi, la gola e il petto e la lasciano scorrere tra le dita per farla ricadere nel fiume; così facendo, compiono un rito di preghiera per i loro antenati e per le divinità. Altri rituali prevedono l'immersione nel fiume per alcuni 24secondi per liberarsi da tutti i peccati; alcuni bevono poche gocce d'acqua e riempiono il contenitore per portarla come offerta alla fine delle abluzioni. Sul Manikarnika Ghat i fuochi delle pire funerarie continuano incessantemente a bruciare i corpi dei defunti, mentre i parenti pregano sugli scalini del ghat. L'atmosfera è suggestiva ed unica, soprattutto quando la luce dell'alba ed il sole che sorge illuminano e colorano d'argento le acque brumastre del Gange, che dopo le piogge monsoniche sono cariche di fango. Assistiamo con silente partecipazione alle numerose funzioni che si svolgono di fronte ai nostri occhi.

Report 43Al rientro, scendiamo con la barca sul Manikarnika Ghat per attraversare i vicoli interni del chowk fino al Vishwanath Temple, il tempio hindu rivestito sulla cupola con 800 chili d'oro, che però decidiamo di non visitare perché davanti a noi c'è una fila enorme. Militari armati sorvegliano e controllano la situazione. I vicoli sono ricoperti di escrementi, fango, cumuli di immondizia con forti odori nauseabondi; ogni tanto compaiono piccoli altari con i lingam (simbolo fallico di buon auspicio associato a Shiva). Camminiamo in mezzo ad un via vai incessante di pellegrini, ambulanti, turisti, cani mezzi storpi e vacche che rovistano in mezzo all'immondizia mangiando anche buste di plastica contenenti avanzi di cibo; sulla via si affacciano negozietti che vendono souvenirs, stoffe, cibo.

A seconda della stradina cambiano i colori ed i profumi: dal blu al giallo e all'arancione; profumi di incenso, gelsomino, latte cotto per formaggio o yoghurt, spezie. Il nostro barcaiolo ci porta ad un certo punto a visitare il negozio di suo cognato per cercare di farci acquistare qualche sari o kurta: si tratta di cose sporche e inguardabili, per cui deludiamo le sue 25attese e chiediamo di riaccompagnarci in albergo..Prepariamo i bagagli e una barca ci porta al Man Mandir Ghat, dove prendiamo due ciclo risciò che ci portano all'incrocio della piazza dove ci attende il nostro autista per il city tour di Varanasi e la visita di Sarnath. Salutiamo il nostro barcaiolo-guida con una mancia di 500 rupie e subito via per le strade di Benares.

Report 44Di particolare interesse è la Benares Hindu University, considerata la più prestigiosa università dell'India: i viali alberati e i parchi del campus sono immersi in una atmosfera di pace e tranquillità che sembra lontanissima dalla città che li circonda. Dopo aver mangiato un hamburger in un McDonalds (!!!), chiediamo al nostro autista di portarci al Khadi Gramodyog, un negozio che, a quanto dice la guida della Lonely Planet, vende magliette, kurta, sari e foulard realizzati in khadi, il famoso tessuto indiano fatto a mano. Non troviamo però nulla che ci piaccia ed allora l'autista ci porta a vedere un laboratorio dove vendono stoffe, sari, sciarpe e tanto altro. Questa volta le cose che ci mostra il zelante venditore attirano la nostra attenzione, tanto che alla fine acquistiamo ben 12 bellissime sciarpe in cotone leggero di bellissimi colori, una kurta per me ed un arredo in tessuto per il letto di Dinda; spendiamo in tutto circa 7.000 rupie (poco più di 100 euro), ma ne valeva la pena.

Concluso lo shopping, ci dirigiamo verso Sarnath, luogo della prima predicazione del Buddha. Oggi costituisce uno dei quattro siti più importanti del circuito buddista e richiama pellegrini da ogni parte del mondo. In un parco circondato da rovine di monasteri sorge il Dhamekh Stupa, una imponente struttura di 34 metri che segna il punto in cui il Buddha pronunciò il suo primo sermone: la parte inferiore dello stupa è in pietra e risaltano alcune incisioni a motivi floreali e geometrici, mentre la parte superiore è in mattoni. Incontriamo un gruppo di pellegrini provenienti forse dal Nepal, che girano intorno allo stupa recitando preghiere e deponendo fiori.

Report 45Rientriamo a sera in albergo, dove salutiamo il nostro autista con una mancia di 200 rupie, mentre egli ci regala due piccole statuine di un Buddha in preghiera. In hotel chiediamo se possono portarci e venirci a riprendere al Dolphin Restaurant, un ristorante sul tetto della Rashmi Guest House; avuta assicurazione, ci imbarchiamo ed arrivati al Man Mandir Ghat saliamo i numerosi gradini che portano alla terrazza del ristorante. C'è una leggera brezza, ma la vista sulGange non è poi così spettacolare come ce l'aspettavamo ed il cibo è buono, senza essere ottimo. Alla fine della cena (sono le 21,30) telefoniamo in hotel per farci venire a riprendere e dopo una attesa di circa mezz'ora vediamo arrivare a piedi un ragazzetto mandato dall'albergo che ci accompagnerà a piedi perché dopo le 21 le barche non possono più fare servizio (??!!!).

Anche se un po' scocciati di questo contrattempo, seguiamo il nostro accompagnatore lungo gli stretti vicoli della cittàvecchia e si tratta di una esperienza veramente poco piacevole: è buio pesto e veniamo in continuazione strusciati dalla gente che cammina in mezzo a stradine sporche di 26escrementi e immondizia e dai motorini che per passare quasi ci camminano sopra i piedi...C'è anche da avere un po' di paura, perché non girano turisti, ma soltanto abitanti del luogo; per fortuna, ogni tanto incrociamo qualche postazione di militari che sono di sorveglianza. Arriviamo comunque in albergo e decidiamo che non ci resta che.andare a dormire.

Il racconto continua...

 

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